Sulle tracce di Marie, un libro bellissimo di Kenzaburo Oe

sulle tracce di Marie

Cosa può fare una donna che a patito la peggiore delle tragedie, il suicidio dei due figli disabili? Potrà mai superare tale atroce esperienza? Potrà tornare al mondo? A vivere una vita propria, degna di questo nome? Marie, la bellissima, seducente Marie, a suo tempo aveva affrontato con straordinario coraggio l’handicap mentale del figlio Musan. E aveva retto incredibilmente anche alla seconda disgrazia, quando a causa di un assurdo incidente Michio era rimasto paralizzato, su una sedia a rotelle.

Per garantire un po’ di serenità ai due ragazzini, Marie si era ricongiunta all’ex marito. E le cose sembravano funzionare. La sua vitalità aveva comunque preso il sopravvento. La sua generosità pareva più forte di qualunque dolore. La sua bellezza era ancora capace di illuminare tutti coloro che aveva modo di incontrare lungo il proprio cammino. Ora però, di fronte alla morte volutamente cercata dai due ragazzi, la sua esistenza appare spezzata, per sempre. Come accettare un male così grande, così assurdo, incomprensibile? Kenzaburo Oe, lo scrittore giapponese premio Nobel per la letteratura, va fino in fondo a questa atroce domanda. E si mette in gioco in prima persona, vestendo i panni dell’io narrante, uno scrittore amico di Marie investito del compito di scrivere su di lei un racconto, da cui sarà poi tratto un film.

Già, perché nel frattempo molte cose sono successe e altre ne succedono mentre sotto i nostri occhi scorrono le pagine del romanzo. La via crucis di Marie non si ferma alla prima stazione. Al contrario, prevede numerose. tappe. Le più diverse, le più distanti tra loro. Certo, le sarà per sempre impossibile cancellare dagli occhi l’immagine dei due figli finiti giù da una scarpata. Ma infinite saranno le strade percorse nel tentativo di convivere con quell’immane catastrofe. Marie le prova davvero tutte: cerca conforto in una comunità religiosa, si misura con la radicalità dei romanzi di Flannery O’Connor e delle poesie di W.B.Yeats, si abbandona al disordine della carne per provare a dimenticare le piaghe dello spirito.

Ma non possono aiutarla ne la religione né il sesso né la letteratura. L’oltraggio patito non è “razionalinabile”. Eppure, nell’anima resta sepolto un bagliore. E la donna trova in sé un’irriducibile forza che la spingerà fino in Messico, dove si dedicherà anima e corpo a una piccola comunità contadina, che letteralmente l’adora per la sua abnegazione. Spingendo la sua indagine sul dolore fino ai limiti estremi, l’autore non ci offre risposte: il suo stesso doppio romanzesco dichiara di non possederle. Rimane soltanto rapito dall’energia indomabile di questa specialissima donna. E altrettanto accade al suo acconto lettore.

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