La scrittura araba

La scrittura araba

Formatasi su quella aramaica dei Nabatei, la scrittura araba si diffuse probabilmente con il commercio nell’Arabia propriamente detta Per i Beduini essa rappresentava qualche cosa di meraviglioso; quanto agli abitanti delle città, secondo le fonti arabe, al tempo del Profeta solo diciassette persone, alla Mecca, sapevano scrivere.

Ben presto la nuova scrittura, nella quale la semplificazione delle lettere e la loro forma corsiva accresceva la somiglianza tra alcune di esse, ebbe bisogno di distinguerle con punti diacritici, il cui uso divenne in breve regolare e costante. Poiché nelle antiche scritture semitiche, le vocali non sono indicate, vennero creati dei segni per assicurarne la retta pronunzia nella lettura dei testi sacri; così nell’arabo vennero inventati dei segni, ancor oggi in uso (benché omessi di solito nelle scritture e nelle stampe comuni), i quali, posti sopra o sotto la consonante che precede la vocale, ne indicano chiaramente il suono. Pertanto le tre vocali fondamentali dell’arabo (u, i, a) sono segnate rispettivamente mediante una piccola waw sopra la consonante, una lineetta obliqua sotto la consonante e una lineetta obliqua sopra la consonante.

Altri segni, come la hamzah e il segno del raddoppiamento della consonante, furono introdotti più tardi. L’uso di scrivere le vocali e gli altri segni ortografici è costante solo negli esemplari del Corano; negli scritti profani l’indicarli o l’ometterli è lasciato all’arbitrio di chi scrive o stampa. Anche l’interpunzione è usata solo nel Corano, mentre negli altri testi di regola non esiste. L’Islam diede grande impulso alla scrittura; nel sec. VII d. C. coesistevano due tipi di scrittura araba: uno piú rigido e angoloso, usato nelle iscrizioni su materiale duro; uno piú rotondo, che già appare nettpapiri piú antichi. Tipica espressione del primo è la scrittura cufica, che è stata usata per lungo periodo negli esemplari del Corano e nelle iscrizioni su monete, e dà poi origine alla scrittura maghrebina.

La scrittura rotonda invece, di piú agevole esecuzione e di piú facile lettura, si afferma nell’uso quotidiano, nei papiri e nei libri; soppianta poi la cufica ed è l’origine delle varie scritture ancora oggi usate nel mondo musulmano, ad eccezione della maghrebina. Nel periodo dei Mammelucchi (1250-1517) la scrittura rotonda assume le sue forme più eleganti, sia nelle epigrafi sia nella scrittura su pergamena o su carta; i Corani eseguiti in questo periodo per i sultani mammelucchi, sono tra i piú belli. I Persiani assunsero, dopo la conquista islamica, l’alfabeto arabo, al quale aggiunsero alcune lettere per loro suoni speciali. Il naskhi o scrittura rotonda araba, per lungo tempo usata, si modificò: ne nacque un tipo proprio dei Persiani, detto taliq, che ha per sua caratteristica un andamento dall’alto in basso (a partire dalla destra verso sinistra), l’allungamento di alcuni tratti e di lettere finali e la sostituzione di alcuni elementi con semplici tratti. Tale scrittura penetrò man mano dall’uso quotidiano nei libri, e soltanto quelli di contenuto scientifico e religioso continuarono ad essere scritti con il naskhi arabo. Dopo la conquista mongola, appare un altro tipo di scrittura persiana, detta nastaliq, combinazione di naskhi e taliq.

I Turchi presero dai Persiani la scrittura araba del tipo naskhi, che però si modificò e assunse diverse forme. Nel 1929 poi il governo turco impose la sostituzione dell’alfabeto arabo con le lettere latine. La scrittura maghrebina fu in uso in tutto l’Occidente arabo, compresa la Spagna, e lo è ancora in tutta l’Africa del Nord ad eccezione dell’Egitto; derivata dalla scrittura cufica e quindi inizialmente molto rigida, assunse poi forme piuttosto arrotondate e si differenziò: in Spagna sorse la scrittura andalusa o cordovana; venne poi in auge quella detta di Fez o marocchina. Le scritture maghrebine oggi in uso nell’Africa del Nord sono: la tunisina, l’algerina, la marocchina e la sudanese, quest’ultima grossa e inelegante. La scrittura araba procede da destra verso sinistra; analogamente, l’ultima pagina del libro arabo viene ad essere quella che per noi sarebbe la prima. Tutte le lettere dell’alfabeto sono consonanti; tre di esse, la alif, la waw e la ya, oltre al loro ufficio di consonante, possono avere anche quello di indicare il posto di una vocale lunga. Le vocali (come abbiamo già accennato), sono indicate mediante piccoli segni sussidiari il cui uso è facoltativo.

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