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Il primo interrogativo posto dall’esistenza della letteratura è costituito dalla domanda: che cosa è scrivere?
Naturalmente, è ovvio che ogni scrittore darà una risposta diversa, a seconda delle intenzionalità per cui scrive, che colorano di volta in volta l’atto dello scrivere. Secondo Sartre e il suo concetto di “scrittore impegnato”, “parlare è agire”.

Un filone di ricerca finora trascurato quasi del tutto è l’aspetto sociale della nostra letteratura, cioè del fatto che essa si sia sviluppata in una società fortemente articolata o stratificata in classi,e e dove le divisioni sociali e politiche, ma anche culturali: di costume, di gusto, di visione del mondo. In un paese nel quale l’alfabetismo, e quindi il contatto col libro, è stato per secoli patrimonio di strati sociali assai limitati, il divario fra classi egemoni e classi subalterne doveva essere – ed è stato, e in parte è ancora – un fatto non solo di egemonia politica ed economica da una parte, di subordinazione dall’altra, ma di cultura nel senso più largo della parola, e tale divario non poteva e non può ripercuotersi anche in quei particolari settori della cultura che sono l’arte e la letteratura.

Dove, per tanta parte d’Italia, Cristo – cioè la versione cristiana della vita, non arrivava alle masse, non poteva arrivarvi neppure il mondo di valori dai quali via via nei secoli è nata e si è svolta la letteratura italiana. La conseguenza, ovvia è che questa doveva essere – e infatti è stata – u fenomeno assai complesso, costituito da strati diversi e sovrapposti, alimentato ognuno da una sua visione del mondo e da un suo gusto, anche se – in misura assai varia da età a età, da regione a regione – potevano esservi e vi sono state, interferenze, scambi, processi di ascensione o di degradazione.

Questo carattere di classe della nostra letteratura è stato affermato con franca chiarezza da tutti i suoi protagonisti. Questo carattere prima aristocratico, poi borghese, di tanta parte della nostra letteratura è dunque un fatto naturale, la conseguenza necessaria della struttura sociale italiana. Altrettanto naturale, allora, è che , accanto alla letteratura di tono alto, o aristocratica, o cortigiana, o classicistico-borghese, vi siano stati, con caratteri e tonalità differenti da età a età, altri strati letterari corrispondenti agli altri strati sociali.

Un altro aspetto dell’attività letteraria finora trascurato con conseguenze assai rilevanti è quello che potremmo dire sociologico, quello, vale a dire, dei rapporti fra l’opera letteraria e la società tutta nella quale, o dalla quale, essa è nata. Il critico attualizzante, quale che sia la tecnica o il metodo che adopera, tende sempre a istituire con il suo testo un rapporto diretto e immediato, stabilendo una sorta di colloquio fuori dallo spazio e del tempo, e considerando perciò quel testo come nato e vivente in un mondo iperuranio, non toccato dalle vicende mortali.

Le citazioni letterarie, la bibliografia è fondamentale per scoprire il valore di un’opera e Quickcite si incarica dell’obbligo di renderla più semplice.

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