I segreti delle piume

I segreti delle piume e la migrazione degli uccelli

Ogni anno, tra agosto e ottobre, oltre 180 specie di uccelli passano sul nostro Paese, dirette ai climi caldi dell’Africa subsahariana. Arrivano da Europa orientale, Scandinavia o Siberia, seguendo rotte che nessuno fino a ora conosceva di preciso. Ma una recente ‘ricerca della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con il Museo delle scienze (Muse) di Trento ha ricostruito le mappe degli spostamenti di alcune di esse a partire dall’analisi delle piume.

La tecnologia è la stessa impiegata per tracciare l’origine degli alimenti (il formaggio e la lìutta, per esempio) e si basa sulla fisica della materia.

«Per capire da dove arrivano gli uccelli migratori si studiano i ! rapporti tra gli isotopi stabili degli I elementi presenti nelle piume», spiega Federica Camin, coordinatrice dell’Unità tracciabilità della Fondazione Edmund Mach. «Una piuma è formata da atomi di idrogeno, carbonio, ossigeno, azoto e ; zolfo. Nella maggior parte dei casi ; questi elementi sono presenti sotto forma di due o più isotopi stabili che si differenziano per la massa».

Per esempio, quasi tutti gli atomi di idrogeno che compongono i tessuti della piuma sono presenti come idrogeno 1, ma c’è anche una ridotta percentuale di atomi di idrogeno 2, chiamato deuterio, che è più pesante: «Il rapporto tra gli atomi più leggeri e quelli più pesanti cambia in base alle origini geografiche dell’animale», prosegue la ricercatrice, « dipende da quello che gli uccelli mangiano e dall’acqua che bevono, oltre ad altre variabili come piovosità dell’area di provenienza, temperatura, distanza dal mare e pratiche di fertilizzazione del terreno».

Gli uccelli che arrivano dalle steppe russe, per esempio, hanno un rapporto diverso rispetto a quelli che sbarcano sulle Alpi dalla Finlandia: «Analizzando le piume di 100 esemplari di pettirosso abbiamo collocato la loro zona di origine tra Ucraina, Bielorussia, Lituania e Sud della Russia», conclude Camin. Il rapporto tra gli atomi più leggeri e quelli più pesanti viene valutato con lo spettrometro di massa isotopica, un dispositivo elettronico che misura la massa di una molecola grazie a un rilevatore di particelle estremamente preciso.

Dalle Alpi all’Europa

Progetto Alpi è un programma di ricerca pluriennale che ha come obiettivo la descrizione della migrazione degli uccelli attraverso il settore italiano della catena alpina. Iniziato nel 1997 è giunto al ventesimo anno di attività. Allo studio hanno partecipato 42 stazioni distribuite su tutto l’arco alpino che hanno catturato un totale di 506.247 uccelli, appartenenti a 184 specie diverse.

A breve potrebbe essere realizzata una mappa europea delle migrazioni degli uccelli grazie alla creazione di una rete di tutte le stazioni di inanellamento europee. Il progetto sarà sviluppato dal Muse di Trento con la Fondazione Edmund Mach in collaborazione con Keith A. Hobson, docente della Western Onta-rio University in Canada e massimo esperto mondiale dello studio sulle rotte migratorie degli uccelli attraverso gli isotopi stabili.

Come si prelevano le piume

Circa 1.000 piume sono state raccolte nell’arco di tre anni dagli esperti del Muse di Trento nell’ambito del progetto Alpi, un programma di ricerca sulle migrazioni degli uccelli coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra): «Le Alpi rappresentano una delle prime barriere ecologiche che gli uccelli incontrano spostandosi verso le aree di svernamento», spiega Paolo Pedrini, responsabile della sezione Zoologia dei vertebrati del Muse.

Le piume sono state prelevate nelle stazioni di inanellamento: punti di passaggio (come i valichi montani) obbligati per gli uccelli migratori, dove vengono alzate delle reti per la cattura. A prima vista può sembrare un metodo un po’ invasivo, ma è scientificamente dimostrato che non provoca danni agli animali. Le stazioni di inanellamento sulle Alpi italiane, dal Friuli alla Liguria, sono 13. Gli uccelli studiati in questo progetto di ricerca non sono i cosiddetti grandi migratori come le oche o le cicogne, ma piccoli passeriformi come fringuelli, cardellini, crocieri e qualche rapace, come lo sparviero. «L’attraversamento di barriere ecologiche come le Alpi rappresenta la fase più rischiosa della migrazione per gli uccelli», prosegue Pedlini. «In condizioni meteo avverse, per esempio in caso di nebbia e scarsa visibilità, gli animali cambiano strategie di volo: scendono a quote più basse, deviano la rotta o addirittura fanno soste forzate».

Due rotte parallele

Ma quali sono le vie che gli uccelli migratori percorrono per superare le nostre Alpi?

«I migratori vi transitano lungo due vie principali, idealmente parallele, prevalentemente in direzione Nord-Est Sud-Ovest», spiega ancora l’esperto del Muse di Trento. «La prima rotta passa a nord delle Alpi sul versante austriaco-svizzero e viene utilizzata dalle popolazioni di uccelli provenienti dalle regioni dell’Europa centrale e settentrionale.

La seconda, la cosiddetta via italo-ispanica, è quella che attraversa le Alpi ed è dove confluiscono i migratori dell’Europa centrale e orientale. La mappatura delle rotte migratorie è importante perché consente di proteggere i cosiddetti hotspot, le stazioni di sosta fondamentali per gli uccelli al fine di concludere la migrazione».
Se le due rotte sono diverse, la destinazione è la stessa: le isole Baleari e le coste dell’Africa subsahariana. Quando c’è bel tempo, i migratori possono percorrere da qualche decina fino a cento chilometri al giorno. L’importante è che siano ingrassati al punto giusto: «Per muoversi più velocemente, gli uccelli, al contrario degli esseri umani, hanno bisogno di aumentare di peso», conclude Paolo Pedrini. «Prima della partenza, infatti, i migratori possono arrivare a raddoppiare il peso. Se solitamente la dieta di questi uccelli è soprattutto proteica (a base di insetti), poco prima della partenza si arricchisce di frutta e semi ricchi di grassi. Depositandosi sotto pelle e tra gli organi interni, questi grassi saranno le riserve che garantiranno loro energie sufficienti per portare a termine il lungo viaggio».

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