I giornali in Italia: i primi quotidiani

I giornali in Italia: i primi quotidiani

La diffusione del giornalismo in Italia ha avuto un’impennata nel periodo immediatamente successivo all’Unificazione. Partiti, associazioni, privati con differenti scopi decisero che era importante possedere il loro foglio. Al tempo però i giornali non erano come oggi, o almeno come dieci anni fa, prima della trasformazione progressiva dei contenuti imposta dal web e da Google in particolare. Al tempo essi contenevano davvero un foglio con 4 facciate, riempite da 2-3 articoli di tutti i tipi. Anche allora alcuni fogli erano semplicemente propagandistici, tutelavano posizioni di potere di deputati o di gruppi politici, di imprenditori e di rivoluzionari a scoppio ritardato. E come sempre spettava al tempo fare giustizia sforbiciando qua e là delle espressioni giornalistiche a dir poco raffazzonate, lasciando spazio a progetti seri che si sono dimostrati vincenti nel tempo. Non è un caso che nel periodo immediatamente successivo all’Unificazione nascessero alcuni dei più importanti giornali come “Il Secolo”, “L’Osservatore Romano”, “Il Corriere della Sera”, “La Stampa” e il “Resto del Carlino” per citare quelli più importanti.

Il Corriere della Sera, oggi il secondo giornale italiano in termini di diffusione dopo “Repubblica”, nasceva nel 1876 con l’intente di rappresentare la nuova borghesia milanese. Ebbe fin da subito le classiche difficoltà dei quotidiani all’esordio: difficile reperimento della carta, costi di produzione e di organizzazione elevati, scarsa diffusione. Veniva distribuito in 3000 copie con un capitale sociale di 30.000 lire di allora e un consumo di carta di 70 chili. Numeri esigui, ben presto eclissati dal grande successo degli anni a venire. A inizio del 1900 il Corriere tirava ormai 100.000 copie ed era diventato il punto di riferimento per un giornalismo di qualità, espressione di forze moderate. Ma per arrivare a questo successo incontrastato il Corriere dovette battersi e non poco contro il suo principale rivale, “Il Secolo”, tra i primi a raggiungere le 10.000 copie di vendita giornaliera, che aveva a disposizione un servizio telegrafico da Roma e da Parigi. Alla fine il Corriere la spuntò, ma per molto tempo rimase il singolo foglio di pagine divise in 5 colonne, scritte in corpo molto ridotto, accompagnato da illustrazioni e corrispondenze dalle principali città europee ed italiane.

Le notizie sportive, che ovunque oggi sono rilevanti – basti pensare che l’Italia ha ben 3 quotidiani sportivi, senza contare i numerosi supplementi ai quotidiani generalisti – fecero la loro comparsa sul Corriere, con i primi risultati del campionato di calcio, di boxe, canottaggio e ippica. In quarta pagina c’era spazio per l’appendice e la pubblicità. Nel 1895, sempre a Milano, nacque la Gazzetta dello Sport, il foglio rosa dedicato unicamente al racconto degli eroi dello sport, consacrati, un anno dopo nella prima olimpiade moderna. Lo sviluppo del giornalismo fu comunque un fenomeno del tutto nazionale, non solo milanese o romano: giornali prestigiosi come “il Mattino” di Napoli, “Il Piccolo di Trieste”, “La Nuova Sardegna” e “l’Unione Sarda” contribuirono ad alfabetizzare e informare larghe fette di popolazione fino ad allora rimaste escluse dalla pubblicistica ufficiale.

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