C’è vita sulla cometa 67 P?

La cometa 67P

Può non sembrare il luogo più ospitale dell’universo, ma 67P Chryumox-Gerasimenko, la cometa visitata dalla sonda Rosetta e dal suo lander Pilae potrebbe nascondere vita extraterrestre.

Un certo numero di dettagli sono stati scoperti sulla cometa a forma di papera di gomma da quando Philae ha toccato la sua superficie lo scorso novembre. Sembra coperta da enormi strati di ghiaccio e laghi craterici, anch’essi ghiacciati, a fondo piatto, intrisi di molecole organiche. Max Wallis dell’università di Cardiff, e ChandraWickramasinghe, direttore del Centro di astrobiologia di Buckingham, sostengono che questo miscuglio di ghiaccio e materiale organico può fornire un ambiente ideale per l’esistenza di microrganismi alieni. “Rosetta ha già dimostrato che la cometa non va considerata come un corpo ghiacciato inattivo, ma subisce processi geologici e può essere più ospitale per la vita microscopica delle regioni artiche e antartiche sulla Tern,” sostiene Wallis.

“Consideriamo molto probabile che comete come 67P abbiano ospitato la vita in passato e forse persino oggi contengono vita in stato di profonda ibernazione?’ Qualsiasi microrganismo presente su 67P richiederebbe acqua liquida per sopravvivere e potrebbe trovarsi nelle crepe del ghiaccio create dalle forze che il corpo a forma bizzarra e asimmetrica genera ruotando. Alcuni tipi di microrganismi sono particolarmente adatti a queste condizioni e potrebbero essere attivi a temperature fino a —40°C.

Le zone di 67P illuminate dal Sole hanno raggiunto questa temperatura lo scorso settembre, quando la cometa si trovava a qualcosa come 500 milioni di chilometri  dal Sole. A mano a mano che la cometa raggiungeva il punto più vicino alla nostra stella, a 195 milioni di chilometri, la temperatura è salita e eventuali microrganismi presenti sono diventati sempre più attivi. Secondo i ricercatori, la quantità di molecole organiche complesse trovate sulla superficie della cometa dal lander Philae suggerisce a sua volta la possibile presenza di vita. “Se Philae potesse tornare a lavorare a tempo pieno, la sua analisi del metano permetterebbe di distinguere il biometano / metano prodotto da forme viventi] da altri gas a base di carbonio emessi dai composti di carbonio solo per effetto della radiazione solare,” dichiara Wallis. “Anche le rilevazioni di Rosetta aiuteranno, benché i gas si degradino nel tempo che impiegano a raggiungere la sonda in orbita.”

(Visited 2 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *