Netflix, un affare planetario

Netflix, un affare planetario

Nata per il noleggio via internet, la società che ha lanciato House of Cards è sempre più protagonista. Anche in Italia.

Di questi tempi c’è una paroletta magica che si sente ripetere in tutte le formule televisive: è Netflix. Se ne parla persino a proposito dei nuovi televisori standard 4 k che saranno in commercio entro l’anno con tanto di tasto dedicato al telecomando. La crescita di questa società americana non si arresta: nata per noleggiare on line film e telefilm, Netflix è oggi un’azienda televisiva che si appresta a competere nell’Ultra Alta Definizione accanto ai colossi del settore come LG. Netflix ha già 62 milioni di abbonati, di cui una ventina in giro per il mondo, ma gli analisti valutano che possa raggiungere quasi 90 milioni di abbonati fuori dagli Stati Uniti nell’arco dei prossimi 5 anni. Del resto, l’abbonamento base costa appena 7.99 dollari al mese, ovvero 7.99 euro in Francia, dove è appena sbarcata. Netflix sta trattando con gli operatori telefonici per l’imminente varo anche in Italia e circolano pure indiscrezioni sui progetti di produzioni originali: in catalogo Netflix finora ha pochi film e telefilm italiani, o assimilabili (ha lanciato quest’anno Marco Polo con Pierfrancesco Favino nel cast), e stando al recente esempio francese, dove alla prima offerta di abbonamenti si è accompagnato il lancio di una nuova serie political-drama, Marseille, verrebbe da pensare che c’è da aspettarsi qualcosa del genere. Peccato che le nostre città più fictionabili, da questo punto di vista, sono state già ben tutte coperte, da Palermo a Milano, da Napoli a Roma…

Netflix: il terremoto che fa paura a Sky e Premium

Ma alla fine quello che muove davvero il business di Netflix è il catalogo: il più grande successo americano, per esempio, a tutt’oggi è stato Bracking Bad e c’è da scommettere che anche in Italia sarà questo uno dei titoli in cima alla classifica dei noleggi. Bisognerà vedere poi se e quante serie già trasmesse da Rai e Mediaset, da La Piovra a Montalbano dal catalogo Taodue a quei dieci titoli Cattleya (Gomorra in primis), finiranno anche su Netflix. Con un competitor del genere, a Mediaset Premium e Sky molti pensano che nella tv a pagamento non ci sarà spazio per più di un operatore, ma la Commissione europea avrebbe fatto sapere ai rappresentanti di Berlusconi e Murdoch che, in caso di fusione Premium-Sky, la nuova società non dovrebbe invadere anche il campo dello streaming video, la banda larga. C’è da giurare qualche parola in proposito, aldilà delle battute da fan di House of Cards e del rapporto consolidato con il fondatore di Netflix Reed Hastings, l’abbia spesa anche il presidente Obama: altro che mano invisibile del mercato, dietro tutti i nuovi colossi della rete si muove la mano ben visibile dello Stato americano, magari non con aiuti a pioggia ma attraverso quello che l’economista Mariana Mazzuccato chiama un ‘framework di lungo termine’, concentra gli sforzi di ricerca, stimola gli investimenti pubblici e privati e apre la strada a nuovi prodotti.

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