L’ultima sfida di Galois

il genio matematico Galois

Erano le 16 del 29 maggio 1832 e a Évariste, genio della matematica, restavano solo 13 ore prima di essere ucciso in duello.
Galois nacque nel 1811, in un paese di provincia della Francia napoleonica, in una famiglia rispettabile, ma di simpatie bonapartiste. Aveva trascorso l’età della ragione nel clima soffocante della Restaurazione, con il Paese attraversato da complotti veri o presunti, infestato dalle spie monarchiche a caccia di repubblicani e ammorbato dagli estremismi di entrambe le parti. Le scarne informazioni sulla sua vita restituiscono l’immagine di un giovane passionale, intransigente come può esserlo un adolescente di grande intelligenza e con un carattere ribelle e orgoglioso. Pare che, appena diciassettenne, abbia colpito con un cancellino l’esaminatore che lo stava interrogandocolpevole di far domande che Évariste reputava troppo banali: e la posta in gioco era nientemeno che l’am-missione all’École Polytechnique, dove non entrò mai. Il genio matematico di Galois si era manifestato precocemente.

Mentre ancora frequentava il liceo Louis Le Grand di Parigi individuò uno dei problemi più ardui della scienza, quello di trovare un criterio per determinare la risolubilità per radicali delle equazioni algebriche di n-esimo grado della forma: an xn+an 1 x”-1+ +aI x+aO =O – . Nell’individuare un metodo che permettesse di discernere le equazioni che ammettevano una soluzione per radicali, Galois pose le basi per un intero nuovo ramo della matematica, quello oggi noto come Teoria dei Gruppi: e lo fece prima di terminare il liceo. Ma in quel fatale 29 maggio, il mondo non sapeva praticamente ancora nulla di Évariste, salvo che per la sua breve ma intensa attività politica come repubblicano: a causa della quale era già stato arrestato due volte, di cui una per aver pubblicamente — e sarcasticamente— brindato al re Luigi Filippo brandendo un coltello, e sottoposto a processo. I suoi tentativi di comunicare con gli scienziati dell’epoca erano stati infruttuosi: nonostante avesse inviato i suoi risultati anche a Cauchy, che era il maggior matematico di Francia, il suo lavoro non fu compreso. Appariva oscuro e difficile anche a causa della sua propensione a saltare parecchi passaggi logici.

Fu riscoperto soltanto molti anni dopo la sua morte, sebbene più di qualcuno avesse intuito la grandezza del suo genio. Rifiutato (o espulso) dalle più importanti scuole di Francia, incerto sul destino della sua opera, Évariste si trovò infine — solo —in quel fatale pomeriggio, consapevole che la sua vita stava per terminare: nelle prime ore del mattino successivo si sarebbe dovuto battere a duello. Non ci sono certezze sulle ragioni della vicenda, maturata in quell’ambiente turbolento di giovani politicizzati: forse questioni passionali, forse una manovra della polizia segreta o degli “ultras” realisti. Di certo Évariste passò la notte a scrivere, riordinare le sue carte e cercare di dare una forma a tutta la sua opera perché non fosse dimenticata. Alexandre Dumas ci ha tramandato il nome del suo avversario, Pescheux d’Herbinville. Ore dopo la fatale sfida, con una palla nell’addome, morì. Le sue ultime parole al fratello: «Mi serve tutto il mio coraggio per morire a vent’anni».

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