Le figure scandalose di Napoli: Maria d’Avalos

Maria d'Avalos

Un personaggio storico che avrebbe avuto bisogno di protezione divina fu Maria d’Avalos, che nell’ottobre 1590 andò incontro a un’orribile morte in un appartamento del Palazzo Di Sangro in Piazza San Domenico Maggiore. Il suo assassino fu il marito Carlo Gesualdo, principe di Venosa (1566-1613), uno dei compositori più illustri del tardo Rinascimento. Sospettando la moglie di infedeltà, Gesualdo finse di partire per una battuta di caccia e si mise in agguato per coglierla sul fatto con l’amante, Fabrizio Pignatelli Carafa, duca d’Andria. Secondo i testimoni oculari, Gesualdo entrò negli appartamenti con tre uomini, gridando: “Uccidete quel farabutto insieme a questa prostituta!”. I funzionari che ispezionarono la scena del crimine dichiararono poi di aver trovato Carafa ferito a morte e disteso sul pavimento, ricoperto di sangue e con indosso una camicia da notte bordata di seta nera. Sul letto giaceva Maria d’Avalos, con la camicia da notte intrisa di sangue e la gola tagliata.

Gesualdo

La violenta gelosia di Gesualdo era stata senza dubbio esacerbata dal fascino del nobile Pignatelli: a quanto pare il giovane era così bello da meritare il soprannome di ‘angelo’. Le circostanze adulterine assolvevano il principe dal punto di vista del costume e della legge del tempo, e il processo fu archiviato prima di essere aperto; ciò nonostante il timore di una ritorsione da parte delle famiglie degli uccisi convinse Gesualdo a riparare nel suo castello natale in Basilicata. Malgrado un secondo matrimonio con Eleonora d’Este, il principe rimase afflitto da un temperamento malinconico che gli fece abbandonare anche Ferrara per tornare a rinchiudersi definitivamente nei suoi possedimenti.

Qui, isolato e tormentato, continuò a comporre i suoi celebri madrigali fino alla morte. Nei decenni successivi, il principe divenne una figura quasi mitica e il suo nome fu associato ai racconti di altre sanguinose vendette. Secondo alcuni, infatti, la morte dei traditori non era bastata ad appagarlo, e si diceva che avesse ucciso anche il proprio figlio, temendo che fosse del rivale, e addirittura il suocero, venuto a cercare soddisfazione. Sempre secondo le leggende, il fantasma seminudo della bella Maria d’Avalos si aggirerebbe ancora nelle notti di luna piena in Piazza San Domenico Maggiore, alla disperata ricerca dell’amante assassinato. Il Palazzo Di Sangro dove Gesualdo aveva vissuto con la moglie era stato costruito per l’omonima famiglia di nobili il cui membro più illustre, Raimondo Di Sangro (1710-71), resta tuttora uno dei personaggi più controversi della storia di Napoli.

Il principe di Sansevero

Inventore, scienziato, soldato e alchimista, il principe di Sansevero escogitò invenzioni ingegnose, tra cui un mantello impermeabile per Carlo III di Borbone (re di Napoli come Carlo VII) e una carrozza meccanica anfibia, ‘trainata’ da cavalli di sughero a grandezza naturale. Aderì inoltre alla massoneria, tentando di convincere il re a iscriversi, e per questo fu temporaneamente scomunicato dalla Chiesa. Neanche il ripensamento del papa, tuttavia, poté mettere a tacere le storie macabre che circolavano sul conto del principe. Secondo alcuni, infatti, si era reso colpevole di aver evirato alcuni bambini per conservarne le voci bianche e di aver ucciso sette cardinali per fabbricare sedie con la loro pelle e le loro ossa.

Alessandro Cagliostro

Il conte Alessandro Cagliostro, anch’egli massone, chiamato a giudizio a Roma davanti all’Inquisizione nel 1790, confessò di aver imparato tutto ciò che sapeva sull’alchimia e le arti oscure proprio da Di Sangro. Secondo il filosofo Benedetto Croce (1866-1952), che citò Di Sangro nel suo libro Storie e leggende napoletane, l’alchimista era per gli abitanti del centro storico una sorta di carismatico Faust: ai loro occhi, il suo talento per la magia lo trasformava in un essere superiore capace di tutto, dal ripetere il miracolo del sangue di san Gennaro al ridurre il marmo in polvere con un semplice tocco. Da secoli circolano numerose dicerie sui due perfetti modelli anatomici custoditi nella cripta della cappella funeraria dei Di Sangro, la Cappella Sansevero (o Chiesa di Santa Maria della Pietà). Secondo alcuni, si tratta dei corpi di due domestici del principe. C’è chi sostiene addirittura che i due uomini siano stati imbalsamati vivi. Si tratta senz’altro di una crudele invenzione, ma il dettagliato realismo dei due modelli stupisce ancora oggi.

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