Il valore storico e culturale degli archivi

Archivi

Il nome archivio indica tanto una raccolta di atti e documenti relativi a una persona, famiglia o ente, quanto il luogo dove tali documenti vengono conservati. Un archivio vivo quello è in attività e tuttora suscettibile di accrescimento, un archivio morto, invece, è quello che, riferendosi a persona o ente che ha cessato di esistere, può considerarsi chiuso all’accrescimento.

Particolari accorgimenti devono essere posti in atto per difendere gli incartamenti dai molti nemici che li insidiano. Preziosissimi archivi sono andati perduti nel passato, e tuttora vanno perduti, ad opera degli incendi, dell’umidità, della polvere, dei parassiti, della luce, ecc. Per la custodia di archivi di alto valore storico, civico e sociale si provvede oggi alla costruzione di fabbricati appositi forniti di dispositivi antincendio, asciutti, aerati. Piú difficile è la difesa contro i parassiti, alla quale si cerca di provvedere con l’impiego di disinfettanti e con la costante revisione e manutenzione. Come difesa preventiva abbastanza efficace le grandi organizzazioni archivistiche, soprattutto di stato, ricorrono da qualche tempo, per i documenti destinati ad una perpetua conservazione, all’impiego di carte speciali, inattaccabili dai parassiti. Fatale alla conservazione delle scritture è la luce solare anche indiretta, per cui è sommamente sconsigliabile l’esposizione permanente di manoscritti o documenti a stampa. Lavoro delicato dell’archiviazione è quello che si riferisce ai metodi per il rintraccio dei documenti, metodi solitamente basati su suddivisioni per materia corredate da protocolli e indici in ordine alfabetico o cronologico.

Gli archivi nella storia romana

Norme di diritto pubblico regolano la conservazione e la comunicazione di archivi degli enti pubblici. L’archivio è di origine antica, coevo alle prime organizzazioni civiche: Egiziani, Caldei, Assiri, Persiani ne ebbero di organizzati con criteri abbastanza razionali. In Atene i documenti di stato furono dapprima posti sotto la custodia dell’Areopago poi, verso il 460 a. C., appositi magistrati furono preposti alla loro conservazione. Dopo la metà del sec. IV si istituí un vero e proprio archivio di stato nel Metroon, dove si conservano le leggi, i risultati dei plebisciti, i protocolli del consiglio e dell’assemblea popolare. Via via tutte le città greche ebbero il proprio archivio che veniva conservato nel maggior tempio della città. In Roma l’archivio era chiamato generalmente sanctuarium e i diversi archivi della città erano collocati nei templi di Apollo, di Vesta, di Saturno e sul Campidoglio. Nell’epoca imperiale furono poi trasferiti nei palazzi dell’imperatore, affidati alle cure di appositi magistrati coadiuvati da schiavi e da liberti.

Gli archivi nel Medioevo

Nel Medioevo l’organizzazione e la cura archivistica decadde, e i documenti vennero custoditi negli uffici dei magistrati e dei notai che si occupavano della loro stesura. La Chiesa fu l’unica che conservò un ordinamento archivistico, sia pure in condizioni rudimentali, valendosi delle singole basiliche. In Italia col sorgere dei comuni si assistette a una attiva ricerca e raccolta di atti e documenti da parte dei pubblici magistrati, i quali si preoccupavano di rivendicare i diritti civici. Nei secc. XV e XVI la ripresa archivistica è in pieno sviluppo presso tutti gli stati: Filippo II di Spagna riordina gli archivi della corona, i papi da Sisto IV a Urbano VIII, fondano e riordinano quelli dello stato pontificio e così Venezia e Genova riorganizzano i propri. Tutti i sovrani d’Europa comprendono la grandissima importanza di un archivi bene assestato per la regolarità amministrativa, non solo, ma anche per lo studio storico, del costume, della civiltà dei loro popoli. Fondamentali per lo studio della storia italiana sono gli archivi ecclesiastici (degli ordini religiosi, dei monasteri, delle parrocchie) e quelli statali e di Firenze, Napoli, Venezia, Milano, Torino, Mantova, Modena; tra gli stranieri gli Archives Nationales di Parigi, l’Archivo General di Simancas in Spagna e lo Staatsarchiv di Vienna. Gli atti concernenti l’Italia prima della sua unificazione, sono conservati negli archivi esistenti presso le varie città. Nell’archivio dello stato a Roma sono raccolti tutti gli atti dei dicasteri centrali non piú necessari alla amministrazione attiva; nell’archivio degli atti di stato sono raccolti gli atti dei cessati governi. Gli archivi dipendono tutti dal ministero dell’Interno, ad eccezione dell’archivio storico del ministero degli Affari Esteri, autonomo e che raccoglie gli archivi delle rappresentanze diplomatiche e consolari. Gli archivi statali sono pubblici; solo qualche serie comprendente gli atti confidenziali e segreti e quelli relativi alla politica estera e interna posteriore al 1877 è esclusa dalla consultazione del pubblico.

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