Il parco regionale del Delta del Po

il parco delta del po

In bicicletta lungo il Po nei luoghi del famoso e dimenticato romanzo di Riccardo Bacchelli. Poi lungo la strada, in bicicletta, incontriamo Giuseppe Ungaretti, Giuseppe Sgarbi, padre del famoso Vittorio, per poi seguire il Po di Goro e arrivare a Casa Piva (a giocare a mahjong, gioco di tavolette orientale ma diffuso in tutto il ravennate grazie agli scambi marittimi millenari), proseguendo per Mesola fino all’Abbazia di Pomposa…
La prima sosta non poteva essere più fortunata. Lo storico ristorante Tassi a Bondeno. Tradizione antica di tre provincie, Ferrara, Rovigo e Mantova, stazione di servizio da tempi immemorabili. Già Locanda del Sole, trasferita nel centro della cittadina nel 1916 e trasformata da osteria e mescita vino in ristorante da Enzo Tassi dopo la guerra. Osannata da Mario Soldati nel suo reportage Viaggio nel Delta del Po alla ricerca delle antiche tradizioni gastronomiche e sosta obbligata di mezza Hollywood negli anni `60/70, qui trovate ritratti alle pareti di Tony Curtis, Robert De Niro, Catherine Deneuve per non dimenticare la Cinecittà del Neorealismo da De Sica ad Alberto Sordi.

Fu il primo ristorante a valorizzare la cucina tipica e ancora oggi il cuoco Mauro Boccafogli non si discosta dalla tradizione. Ciccioli sul tavolo, tris di primi dal pasticcio ferrarese in sfoglia dolce delle ricette rinascimentali degli Estensi, ai cappellacci di zucca e alle tagliatelle fatte in casa al ragout di carne. A seguire la famosa salama da sugo, già tra i piaceri di Giosué Carducci e Mario Soldati con lingua di cinghiale affumicata e cotta nel vino. Ricorda Enza Maria, sicura e affascinante padrona di casa: “venivano qui tanti cuochi famosi e alcuni si coprivano con un lenzuolo per non far svelare i loro segreti. Oggi il mondo è cambiato, ma non la nostra cucina tradizionale e mi dà molta soddisfazione vedere il ritorno dei giovani, dopo la crisi degli anni ’90 e il trionfo del fast food. Oggi i ragazzi, anche i più anticonformisti, amano i nostri piatti e la voglia di scoprire le nostre radici e valorizzare la tradizione viene a galla”.

Siamo quì per un foi tunato caso del destino che non vuole a Stellata nessuna possibilità di alloggio. Perché Stellata è il nostro punto di partenza in bicicletta lungo l’argine destro del Po sino a Gorino. A Stellata arriviamo, intendo con i miei figli Giacomo e Maria, in serata. Appena il tempo di visitare l’intrigante Rocca Possente dell’XI secolo, che doveva controllare il traffico fluviale tramite una catena che attraversava il fiume sino alla gemella Rocca di Ficarolo, spazzata via da una piena nel 1670.

La Rocca, conformata a stella, da quì il nome del paese, fu anche protagonista nella guerra del sale che contrappose estensi e veneziani nel 1482 in una vero e proprio conflitto fluviale. Solo 36 km per raggiungere Bondeno e il mattino dopo lungo la sponda del Panaro per arrivare al nostro grande fiume, il Po. Pontelagoscuro, l’Isola Bianca, una volta sede dei naturisti nostrani, Francolino e la Delizia estense di Fossalbero. Racconto ai ragazzi la storia triste di Ugo e Parisina, rispettivamente figlio di primo letto del marchese Nicolò III d’Este e la sua giovanissima seconda moglie. Non andavano d’accordo i due e il marchese li spedisce in campagna, sembra anche per facilitare una scappatella allo scapestrato Nicolò. La storia ufficiale parla di rifugio per l’annunciata peste. Nasce inevitabilmente un amore.

Segue prima la prigione in una cella sotterranea nel Castello di Ferrara (visitabile) poi la decapitazione nel 1425. A Ro Ferrarese ci fermino un poco esausti, per la verità solo io, al Mulino del Po. Qui i ricordi debordano la decenza, ma i miei figli sono allenati. Parlo di Riccardo Bacchelli e del suo grande romanzo scritto nel 1949 ma pubblicato nel 1957, dell’adattamento televisivo del 1963, una delle prime serie televisive dell’epoca e del film neorealista di Alberto Lattuada del 1949. Per dare un tocco di attualità non dimentico Giuseppe Sgarbi, papà di Vittorio, che vive a poca distanza, con il suo Lungo l’argine del tempo che narra di questa terra e della sua gente. Oggi è stata ricostruita una copia fedele degli storici e numerosi mulini sul fiume, ormeggiata nel porticciolo turistico e visitabile a richiesta. Sembra che in questo luogo Giuseppe Ungaretti abbia scritto il brano il Paese dell’acqua.

Altri 25 ci separano dalla prossima sosta e il fiume scorre pigro ma maestoso con le sue golene di salici bianchi, pioppi e farnie. Numerosi i pescatori alla caccia dei pesce siluro, introdotti alcuni decenni orsono. Hanno quasi distrutto le specie ittiche autoctone, ma sono di enormi dimensioni, possono arrivare al quintale di peso e quindi molto appetibili commercialmbnte. A Serravalle il Po si biforca e noi seguiremo il ramo conosciuto con il nome Po di Goro. Il villaggio offre molto e non parlo tanto del pur interessante campanile o di Villa Giglioli, quanto per gli incontri in un paesino di 949 anime. L’unico bar aperto è gestito da una famiglia cinese e noi abbiamo una rara occasione di giocare a mahjong, gioco di tavolette orientale ma diffuso in tutto il ravennate grazie agli scambi marittimi.

Ma la sorpresa è l’alloggio a Casa Piva, un intero appartamento sopra la panetteria del paese dove siamo accuditi da tre donzelle che raccolgono le ordinazioni per la cena, ce la preparano appositamente e ce la servono in camera, così come avverrà la mattina dopo per la colazione. Riposati possiamo ripartire con le nostre biciclette alla volta di Mesola. Qui a dominare è  l’elegante e maestosa mole del Castello Estense della fine del ‘500 per ospitare i marchesi nelle battute di caccia. Mi ricorda il castello di caccia di Chambord e scopro poi che il paragone non è così stravagante. L’idea era di costruire una nuova città fortificata e fronteggiare la minaccia veneziana, anche se il progetto venne impedito dalla deviazione del fiume causato da Venezia che interrò con i detriti il porto di Mesola. Oggi il Castello è sede di mostre dedicate al territorio e Centro visite del Parco Regionale del Delta del Pa Interessante il secondo piano per gli esemplari di flora e fauna, in particolare il famoso cervo della Mesola. Dormiamo alla Locanda Duo e anche qui lode alla cucina del fiume. Gnocco fritto con affettati, cozze, capesante, cannolicchi e vongole, tagliatelle fatte in casa, grigliata di pesce e torta alla zucca. Tutto fatto in famiglia.

Un simpatico giovanotto del posto, incontrato in Piazza del Castello e attivo in un’associazione per aiuto logistico agli anziani, si offre di accompagnarci alla vicina Abbazia di Pomposa. Capolavoro di arte romanico e bizantina, sorta da un nucleo monastico nel VII secolo, ebbe il suo massimo splendore dopo il Mille quando divenne uno dei massimi centri di spiritualità europei. Affreschi di scuola giottesca, pavimenti a mosaico, ma soprattutto una facciata che incanta dove lo scultore lascia la sua effigie come firma nascosta. Non rivelo dove ma guardate attentamente nel lato destro sopra il portale. Ultima tappa verso Goio e Gorino dove troviamo uno degli ultimi ponti di barche, una volta diffusissimi per l’attraversamento del fiume. Vorremmo arrivare alla Lanterna vecchia e al Faro, percorso descritto come affascinante da tutte le guide turistiche, ma i pescatori al porto si fanno una grande risata: “sì, è in tutte le guide e tutte le carte, ma il passaggio non è mai stato transitabile. Ora l’unica possibilità è rientrare sulla sponda veneta e farsi venire a prendere da una Lancia chiamando il ristorante Lanterna vecchia”.125 km di incontri e sorprese, ma senza speranza di dimagrire.

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