Gli ultimi pensieri di Poincarè

Gli ultimi scritti di Poincarè

Jules Henri Poincaré (1854-1912) non è stato solo un grande matematico, ma anche un fisico teorico e filosofo francese, tra i più incisivi del suo secolo. I suoi contributi alla matematica applicata e alla meccanica gettarono delle basi solidissime per le moderne “teorie del caos”, ma l’autore è celebre, soprattutto, per la formulazione della “congettura” che porta il suo stesso nome. Dialogò a lungo con Albert Einstein intorno ai concetti relativi al rapporto massa-energia e giunse, come lo stesso Einsten riconobbe, a conclusioni matematicamente equivalenti riguardo la soluzione del problema del “centro di gravità”.

Nel campo della filosofia della scienza poi, fu sostenitore del cosiddetto Convenzionalismo, corrente di pensiero che si oppose nettamente alle posizioni sostenute da logici del calibro di Bertrand Russell e Gottlob Frege, suoi contemporanei. Vinse, tra i tanti riconoscimenti, la “Medaglia d’oro della Royal Astronomica! Society” nel 1900, il “Premio Bolyai” e la “Medaglia Matteucci” nel 1905 il “Premio Bruce”, l’ultimo della sua vita, nel 1911.

Oggi porta il suo nome il prestigioso “Premio Internazionale per la matematica e la fisica” e perfino un cratere sulla Luna. Ultimi pensieri testo curato da Vincenzo Barone e tradotto da Eva Filoramo, raccoglie saggi, articoli e testi di conferenze risalenti all’ultimo decennio della sua vita, che compongono assieme una sorta di testamento scientifico e intellettuale del grande studioso. Una raccolta postuma che affianca ai temi classici della sua riflessione critica (l’origine e il fondamento della geometria, la relazione tra matematica e logica, il primato dell’intuizione), quelli legati alle nuove teorie fisiche (relatività e teoria dei quanti), che Poincaré affrontò con straordinaria acutezza, da scienziato e da filosofo. Impreziosiscono questo lavoro alcuni scritti etici di grande modernità, sul rapporto tra morale e scienza, e sulla libertà scientifica.

Le sue pagine permettono di cogliere lo spirito scientifico del primo Novecento e di apprezzare l’influenza da lui esercitata sul pensiero contemporaneo. Si comprende così, una delle sue descrizioni più celebri del sistema scienza, intesa come un qualcosa che «si fa con i fatti così come una casa si fa con i mattoni, ma l’accumulazione dei fatti non è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa».

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