Gli italiani: popolo di divorziati

italiani, popolo di divorziati

Che cos’è il divorzio da un punto di vista giuridico?

Il divorzio è un modo di scioglimento del matrimonio durante la vita dei coniugi per volontà di uno di essi o die atsambi, nei modi ed alle condizioni volute dalla legge in quegli stati in di tale istituto è contemplato.

La storia del divorzio

Il divorzio si può dire che sia nato contemporaneamente al matrimonio: se ne trovano esempi già nel Vecchio Testamento, mentre era conosciuto pure nel mondo greco. Roma lo perfezionò giuridicamente, secondo il concetto di assimilare il matrimonio ad un contratto bilaterale, e di considerarlo quindi, come tale, revocabile qualora fosse venuta meno la volontà delle parti. L’austerità dei costumi fece si che per lungo tempo i divorzi in Roma fossero piuttosto rari: nell’ultimo secolo della repubblica cominciarono però a diffondersi notevolmente, per dilagare ai tempi della generale corruttela imperiale, tanto che Augusto pensò di porvi un freno sottoponendo a sanzioni il coniuge che avesse offerto all’altro un giusto motivo di divorzio. Ma soltanto con gli imperatori cristiani, essendosi totalmente mutato il concetto matrimoniale, ebbe inizio una legislatura ostile al divorzio arrivandosi a punire nella legislazione giustinanea il divorzio illecito, senza peraltro giungere ad una vera e propria dichiarazione di nullità dello stesso.

Con le invasioni barbariche, l’istituto fu conservato. La Chiesa cristiana, propugnatrice della indissolubilità del matrimonio, inteso come sacramento, riuscì verso la fine del sec. XI ad avocare a sé la trattazione delle cause in materia matrimoniale e, per conseguenza, nei paesi di religione cattolica, anche le leggi civili disciplinarono l’istituto del matrimonio secondo i principi religiosi, dichiarandolo indissolubile. Invece del divorzio fu ammessa solo la separazione personale dei coniugi, mentre nei paesi protestanti, dove la religione stessa considera il matrimonio come un contratto civile, il divorzio fu ammesso sia dalle leggi religiose sia da quelle civili. Con la rivoluzione francese e la codificazione napoleonica, il divorzio torna a penetrare anche nei paesi cattolici. Oggi è ammesso in quasi tutti gli stati civili, con norme diverse secondo le varie concezioni religiose e politiche, in alcuni ristretto a taluni casi specificatamente indicati, in altri con grande larghezza, come, ad esempio, negli U.S.A. Inoltre la pratica del divorzio è attuata con forme diverse presso popolazioni ancora primitive. Per alcune di esse i vincoli matrimoniali non sono considerati indissolubili ed una delle cause piú frequenti di divorzio è la sterilità della donna.

Nelle tribú a struttura patriarcale è difficile che la moglie possa chiedere il divorzio anche a causa del versamento di una forte somma che i parenti della donna fanno al marito in occasione delle nozze. Nelle tribú matriarcali, invece, la moglie gode maggiore autonomia e può abbandonare il marito con estrema facilità. Un caso particolare di divorzio si riscontra presso gli Esquimesi dove è la suocera che può chiedere il divorzio per la figlia se questa è maltrattata dal marito.

In Europa gli unici stati dove il divorzio è vietato sono la Spagna, il Portogallo e l’Italia, dove le polemiche in proposito perdurano tuttora, sebbene i tentativi fatti per introdurlo siano rimasti tutti senza esito. Le questioni che possono sorgere in materia si limitano pertanto alla possibilità di pronuncia di divorzi tra stranieri in Italia e alla possibilità di riconoscimento in Italia di provvedimenti di divorzi pronunciati all’estero. Poiché i rapporti di famiglia sono regolati dalla legge nazionale dei coniugi, nel nostro paese, teoricamente, potrebbero essere pronuciate sentenze di divorzio fra stranieri, ma ciò non è in pratica mai avvenuto in quanto tali leggi straniere sarebbero contrarie alla nostra disposizione in materia di ordine pubblico cui si ricollega il principio della indissolubilità del matrimonio.

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