Conoscere la novella

Conoscere la novella

Una novella, etimologicamente parlando, indica l’arrivo di una notizia nuova; nel suo significato letterario, tuttavia, indica una breve, vivace, narrazione di un fatto umano importante, per lo più verosimile, anche se immaginario, attraverso la quale lo scrittore si propone di dilettare, raramente di insegnare.

Una novella, quindi, è  un piccolo quadro della vita con un’unica azione, di contenuto artistico completo, che si addentra nei particolari dei fatti e dei sentimenti. Oggi la novella può avere o no carattere artistico — come gli altri generi letterari — ma quella non artistica è molto diffusa, proprio in conseguenza della sua brevità e della diffusione nella stampa periodica.

La storia della novella

La novella ha una storia piuttosto antica; ma essa si differenzia per forma e contenuto: infatti la novella, come la concepiamo noi, é assai diversa dai generi letterari definiti novella nelle altre letterature, ad esempio, l’indiana o la greca: infatti nel tempi più remoti la novellistica era una delle forme principali — se non la principale — della narrazione letteraria in prosa (si ebbero anche novelle in versi, specialmente in tempi più vicini a noi) e, in questo senso si possono definire novelle tutte quelle manifestazioni letterarie aventi lo scopo di interessare il lettore per mezzo di una narrazione fantastica o sentimentale, col racconto di viaggi, di imprese favolose, ecc.

E’ vago dunque,  il concetto di novella. Manifestazioni di carattere novellistico si trovano nel racconto egiziano di Sinuhe e in altre narrazioni magico-avventurose; elementi novellistici, ma assai scarsi, si trovano nelle letterature assiro-babilonese ed ebraica: ma é difficile distinguere qui il genere novella da quello del racconto mitologico o del semplice spunto di romanzo: forse vi sono stati rapporti col mondo della novella indiana, mondo questo assai ricco, per contro, di nomi e di opere. Fiabe e novelle sono state raccolte nel Kathasaritsagara e nellaVetalapancavimsatika: le novelle di queste due raccolte si diffusero intorno ai primi secoli della nostra era, attraverso traduzione e rifacimento, in tutto il mondo culturale eurasiatico, mescolate con elementi persiani: esse giunsero sino a noi, con ampliamenti e modificazioni loro fatti subire dai Siri, dagli Arabi, dagli Armeni, dai Bizantini. Notissime le novelle di Kalilah e Dimnah (in cui i protagonisti sono animali e provengono dal Pantacantra indiano), le Mille e una notte (al cui centro stanno le avventure del marinaio Sindbad). In Grecia ebbe importanza predominatale la letteratura a base mitologica e quindi la letteratura novellistica, di tipo, non ebbe modo di svilupparsi molto, specialmente nei primi tempi; pare comunque che la novella realistica si sia sviluppata dai racconti dei pubblici cantori e che sia apparsa anzitutto nel corpo di opere storiche (come vediamo in Erodoto, che si compiace di raccontare molti fatterelli diremmo di cronaca nera e rosa — relativi ai paesi o personaggi da lui descritti nelle Storie), poi trova manifestazioni autonome sta sotto forma di raccolte amene (con largo spazio lasciato ai racconti erotici, naturalmente), sia sotto forma di raccolte di lettere, sia nel corpo dei romanzi.

Le novelle più famose

Al sec. V risalgono i racconti sibaritici e, umoristici, al sec. II (sempre a. C.) le Milesie di Aristide, racconti amorosi, spesso osceni; si hanno anche novelle a fine tragica, di cui non abbiamo però delle raccolte (ad eccezione dei Casi d’amore tragico, di Partenio): alcune vennero inserite in romanzi, come nel Satiricon di Petronio (che trasporta nella letteratura latina modelli greci) e nel romanzo di Apulelo. Grande sviluppo ebbe la letteratura novellistica nel mondo medievale, e nella cultura romanza: le traduzioni latine e volgari di libri orientali arricchirono grandemente il patrimonio della novellistica. Pietro Alfonso nella Disciplina clericalis raccolse molte novelle di origine specialmente araba; novelle raccolsero Vincenzo di Beauvais nei Flores, e un Ignoto domenicano francese del ‘200 nell’Alphabetum narrationum. Celebri sono i fabliaux francesi, novelle ridanciane in cui si fa la satira dell’amore cortese e cavalleresco del romanzi e si esalta l’amore del sensi, spesso nelle sue forme più grossolane e ciniche: eroi di questi fabliaux sono anzitutto le donne, trattate senza nessun rispetto, nonché preti e frati implicati sempre in imprese amorose di cattivo gusto. Si diffuse anche la tradizione di una novellistica più castigata, i cui temi erano tratti da episodi trasformati della storia romana, a dei fatti di Enea, ecc., come nel Novellino italiano, nei Conti di antichi eroi (tradotti dal francese) nel Libro dei sette sani (tradotto dal francese o dal latino), nel Fiore di virtù ed in altri.

Il massimo scrittore di novelle fu, come noto. Giovanni Boccaccio. Suoi imitatori furono Franco Sacchetti con il Trecentonovelle, Giovanni Fiorentino con il Pecorone ed altri: nacque pure il genere della novella in versi, che ebbe poi notevoli sviluppi; gli umanisti coltivarono la novella, ma nella forma della facezia, del bel motto, almeno in prevalenza: si ricordano il Facetiarum liber di Poggio Bracciolini, le Porretane di Sabatino degli Allenti, la novella del Grasso legnaiolo di A. Monelli.

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