Benjamin Franklin: da tipografo a padre degli Stati Uniti

Benjamin Franklin

Dimmi e dimentico. Insegnami e ricordo. Coinvolgimi e imparo; Niente è sicuro al mondo, tranne la morte e le tasse. Sono aforismi attribuiti a uno degli uomini più versatili della storia: Benjamin Franklin, giornalista, inventore, scienziato, statista, stapatore, meteorologo, uomo d’affari, massone, scrittore, nuotatore e tanto altro ancora. Un Leonardo Da Vinci del XVIII secolo, ricordato nella sua patria come un eroe. A differenza di George Washington, James Madison e Thomas Jefferson, fu l’unico dei Padri fondatori degli Stati Uniti a firmare tutti e tre i documenti alla base della creazione della nazione americana: la Dichiarazione d’Indipendenza, il Trattato di pace di Parigi con la Gran Bretagna e la Costituzione.

Da apprendista a editore

Franklin nacque nel 1.706 a Boston da un umile mercante di candele. Presto costretto ad abbandonare la scuola, a 12 anni diventò apprendista tipografo. Non rimase, però, un mero esecutore. Da vero self-made man, si costruì una cultura attingendo alle biblioteche degli amici del padre. Spacciandosi per una certa Mrs. Silence Dogood (stratagemma che adottò più volte nel corso della sua vita), fece pubblicare un saggio di costume su un giornale. Il saggio ebbe successo e segnò il suo esordio nel giornalismo. A 17 anni fuggì da Boston e arrivò a Philadelfia senza un soldo e nessuno che lo raccomandasse. Qui lavorò ancora per una stamperia, poi si spostò in Inghilterra per oltre un anno e infine ritornò in America nel 1726, dove aprì una stamperia e fondò il Junto Club, associazione per il miglioramento e la diffusione del sapere. Nel 1731 aderì alla massoneria, salendone rapidamente i gradini.

Non solo. Rilevò un giornale, The Pennsylvania Gazette, fornì consigli e tenne discorsi su argomenti economici e venne nominato stampatore ufficiale della cartamoneta della colonia della Pennsylvania. Nel 1732 ebbe l’idea di pubblicare un almanacco, il Poor Richard’s Ahnanach, scritto con lo pseudonimo di Richard Saunders. Fece un enorme successo grazie all’umorismo che lo caratterizzava e per gli innumerevoli aforismi che conteneva, derivati da proverbi e massime di ogni epoca e nazione. L’almanacco, che gli fruttò molti profitti, fu riedito molte volte in America, diffuso in Inghilterra e tradotto in francese.

Grazie ella sua operosità e al buonsenso negli affari, a 42 anni Franklin aveva raggiunto un notevole benessere economico che gli consenti di vendere la stamperia e di cambiare vita. In breve tempo divenne uno dei personaggi più in vista di Filadelfia e dell’intera colonia della Pennsylvania e assunse due ruoli prestigiosi: quello di segretario dell’Assemblea della Pennsylvania (1736-1751) e quello di direttore delle poste per tutte le colonie (1754- 1774). Nel frattempo stupì il mondo con la stia esuberante creatività. Incredibile l’elenco delle sue invenzioni, proposte e intuizioni, nonostante avesse alle spalle solo due anni di istituzione formale. Si appassionò per esempio all’elettricità e si dedicò alla sperimentazione dal 1746 fino al 1750: nel 1751 uscì a Londra Experimenis and Obseroallons on Eledridiy, che diffuse il suo nome in tutto il mondo.

Nel giugno 1752 condusse il celebre esperimento dell’aquilone, che fece volare durante un temporale e in seguito al quale inventò il parafulmine e stabilì l’esistenza di una relazione tra fulmine ed elettricità. Nel 1742, invece, inventò una stufa aperta (denominata “stufa Franklin”) per riscaldare efficacemente gli ambienti e risparmiare combustibile; promosse il primo corpo municipale dei pompieri, una milizia popolare per la difesa della colonia (all’epoca non esisteva un esercito come lo intendiamo oggi), la prima biblioteca circolarne degli Stati Uniti, un’accademia per l’educazione della gioventù, che poi diventerà la celebre University of Pennsylvania (Franklin era convinto che i giovani dovessero studiare meno latino e greco e più aritmetica e geometria), un ospedale, una società di studi filosofici.

A Londra ebbe l’idea di chiedere ad alcune guardie di spazzare le strade per rimuovere i rifiuti, creando di fatto la figura dello spazzino, e perfezionò i lampioni stradali, poco efficienti e bersagliati dai vandali. Più tardi, a Parigi, ebbe l’intuizione dell’ora legale, proponendo ai francesi, in una lettera divenuta celebre, di alzarsi prima del solito per godere della luce del sole e risparmiare su candele e sego di cui si faceva abuso durante la sera. Incredibili anche le sue intuizioni in campo medico. Ad esempio, nonostante non avesse idea della esistenza dei germi, ipotizzò che l’influenza non si deve al freddo, ma al contatto con persone ammalate in stanze chiuse. Inventò il catetere flessibile per dare sollievo al fratello ammalato di calcoli renali e le lenti bifocali per sostenere la propria vista in tarda età. Comprese anche l’importanza dell’esercizio fisico per mantenere una buona salute.

Statista e diplomatico

Il debutto di Franklin come statista e diplomatico ebbe luogo nel 1757 Franklin adottò un atteggiamento di mediazione, ma quando capì che la diplomazia aveva esaurito le risorse e la parola passava alle armi, dedicò alla causa degli Stati Uniti tutta la sua energia e abilità politica. Entrò nel comitato chiamato a stilare lo schema formale della Dichiarazione d’Indipendenza e, con Thomas Jefferson, nella delegazione incaricata di negoziare un’alleanza con la Francia. Nel 1776 andò a Parigi, dove rimase per quasi nove anni e realizzò il suo capolavoro diplomatico, il Trattato di alleanza fra Stati Uniti e Francia, concluso nel 1778 e determinante per le sorti della guerra d’indipendenza.

Nel 1781, ormai un mito in America e in Europa, fece parte della delegazione che negoziò la pace con la Gran Bretagna, mentre nel 1787 partecipò alla Convenzione che approvò la Costituzione degli Stati Uniti. Nessuna delle sue proposte — monocameralismo, esecutivo affidato a un consiglio, separazione tra funzionami del governo e rappresentanti del popolo — venne accolta per intero, ma il suo contributo restò straordinario e gli assicurò una fama immortale. Morì nel 1790 a Filadelfia, non senza prima essersi impegnato per l’abolizione della schiavitù.

Maestro di burle

Pochi sanno che Franklin fu autore di burle ingegnose, per lo più allo scopo di promuovere le sue idee religiose, sociali e politiche. Ad esempio, “aggiunse” un capitolo al libro della Genesi, che incollò nella sua Bibbia, in cui Abramo veniva rimproverato da Dio per non aver dato ospitalità a uno straniero. Lo scopo era di denunciare l’intolleranza religiosa della sua epoca e molti contemporanei abboccarono, dichiarando stupiti di non ricordare il capitolo.

Un’altra burla riuscita fu una falsa lettera inviata alla Federal Gazetie in cui, dopo che un parlamentare aveva invitato il Congresso a non approvare alcuna legge che mitigasse la tratta degli schiavi, Franklin citò il (falso) discorso dell’inesistente ulema algerino Sidi Ibrahim, che difendeva la schiavitù dei cristiani nei paesi musulmani in base al finto che la stessa pratica era in uso nell’Occidente.

Non mangiare carne conviene!

Franklin fu uno dei primi statisti vegetariani della storia. Ecco come racconta la propria conversione nella sua Autobiografia: «Più o meno sui sedici anni mi capitò di imbattermi in un libro scritto da un certo Tryon che raccomandava l’adozione di una vita vegetariana. Decisi di provare. Il mio rifiuto di mangiar carne fu all’origine di un certo fastidio e venni spesso rimproverato per la mia bizzarria, ma un bel giorno dissi a mio fratello che avrei provveduto da me stesso alla pensione se mi avesse dato settimanalmente metà del denaro speso per il mio mantenimento. Mi ritrovai così con un fondo aggiuntivo per l’acquisto di libri».

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